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L'olivo nell'arte

Non solo "pittura a olio...": come l'olivo fu rappresentato nell'arte Fino al XIX secolo la pianta o il ramoscello di olivo furono sempre rappresentati da pittori, illustratori, scultori, con forti significati simbolici legati sia alla tradizione classica sia a quella giudaico-cristiana. Solo nell'Ottocento infatti l'attenzione a una resa realistica del paesaggio porta a delle raffigurazioni di fiori e piante svincolate da significati allegorici e dunque anche alla diffusione di tele in cui il paesaggio italiano si riconosce per la presenza costante degli alberi di olivo.

Fin dall'antichità infatti l'olivo fu sempre associato al significato di pace e di concordia: nella mitologia greca e latina legato alla dea Atena/Minerva, raffigurata con un ramoscello di olivo nelle mani, nella tradizione cristiana collegato a episodi e personaggi diversi. Uno dei più noti, e che si trova con una certa frequenza nelle catacombe romane, è sicuramente quello narrato nell'Antico Testamento quando dopo il diluvio la colomba tornò a Noè con un ramo di olivo nel becco, simbolo della pace ripristinata tra Dio e il genere umano. Questo significato simbolico ci fa capire anche perchè l'olivo fu associato alla raffigurazione della Vergine Maria, la cui immacolata concezione sancisce la definitiva pace tra Dio e l'uomo dopo il peccato originale.

Spesso nelle Annunciazioni è l'arcangelo Gabriele che tiene in mano un rametto della pianta, come nella splendida tavola di Simone Martini, uno dei più grandi pittori senesi del Trecento, dove il ramoscello che cinge anche la testa dell'angelo è accostato al fiore del giglio che sta a simboleggiare la verginità. Entrambi si stagliano sul fondo dorato colmando la distanza tra lo sguardo della Vergine e quella del suo annunciatore (Fig. 1).

Le Sacre Scritture ci riportano anche altri eventi in cui si accenna alla presenza dell'olivo, come l'entrata di Gesù a Gerusalemme, ma anche l'orazione di Gesù nell'orto e l'Ascensione, che hanno luogo sul monte degli Ulivi.

Nell'entrata di Gesù a Gerusalemme l'olivo ha lo stesso significato della palma cioè allude sia alla festa sia al prossimo martirio: nella raffigurazione di Duccio da Buoninsegna la folla porge il suo saluto al Signore tenendo dei rametti in mano, alcuni di loro si arrampicano sugli alberi di olivo per vedere meglio l'entrata di Gesù in città (Fig. 2).

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Fig. 1: Simone Martini e Lippo Memmi, Annunciazione, 1333, Firenze, Uffizi.
Fig. 2: Duccio da Buoninsegna, Pala della Maestà, part. Ingresso di Cristo a Gerusalemme, 1308-1311, Siena, Duomo.
Fig. 3: Giotto, Pianto delle Clarisse sulla salma del Santo, 1296-1300, Assisi, Basilica Superiore di S. Francesco.
Fig. 4: Giotto, Miracolo della Fonte, 1296-1300, Assisi, Basilica Superiore di S. Francesco.

L'idea di una figura che sale sull'albero di olivo per assistere meglio ad un evento importante la troviamo già in una scena di uno dei cicli più conosciuti e ammirati, conservato nella nostra cittadina umbra di Assisi. E' proprio Giotto che rappresenta per più di una volta, negli affreschi del ciclo di San Francesco nella Basilica Superiore di Assisi, l'albero che maggiormente contraddistingue il paesaggio della nostra regione. Nel Pianto delle Clarisse sulla salma del Santo (Fig. 3) il giovane che vediamo in secondo piano, si sta arrampicando proprio su un olivo, olivo che è presente in più di una scena: dal Miracolo della Fonte (Fig. 4) alla Predica di S. Francesco agli uccelli (Fig. 5).

Anche nelle opere di Sandro Botticelli troviamo di frequente l'associazione della pianta alla sfera del sacro come nel L'orazione nell'orto (Fig. 6) e nella Natività Mistica (Fig. 7). La sera dell'ultima cena Gesù porta Giacomo, Giovanni e Pietro nel giardino del Getsemani per pregare e non cadere in tentazione, Getsemani letteralmente significa "pressoio dell'olio", un podere rustico ai piedi del monte degli Ulivi; il fatto che il giardino sia un oliveto non è privo di significato: gli ulivi, secondo la tradizione ebraica, sono i candelabri di Dio e non è un caso che Gesù attenda proprio lì un segno di Dio sul suo prossimo destino e che sempre lì si svolga il suo arresto per il tradimento di Giuda.

Vediamo come Botticelli segua fedelmente le parole del Vangelo: Gesù si allontana dai tre apostoli e dopo essersi inginocchiato inizia a pregare, un angelo gli appare dal cielo per confortarlo. In primo piano i discepoli, che invece di vegliare si sono addormentati.

La Natività Mistica si colloca nella fase finale della produzione di Botticelli, quando ormai si è ben lontani dai temi mitologici della Primavera o della Nascita di Venere e forti sono invece gli echi mistici e i condizionamenti delle prediche di Savonarola, il frate che provocò la crisi religiosa del pittore: la pace che segue alla nascita del Salvatore è simbolicamente rappresentata in cielo e in terra dalla danza degli angeli che tengono in mano corone e ramoscelli d'olivo, come pure dall'abbraccio delle figure in primo piano (Fig. 7).

Non mancano però opere appartenenti a una fase precedente in cui Botticelli utilizza questo simbolo della pace, associandolo a personaggi diversi; dalle figure bibliche, come in Giuditta torna con la testa di Oloferne , a figure tratte dal mito come in Pallade e il Centauro: in questa tela gli arbusti che avvolgono il corpo e la testa della dea stanno ad indicare non tanto l'idea della pace quanto quella della sapienza, un altro degli attributi solitamente dati ad Atena. Il gesto della dea mostra il passaggio simbolico della sapienza dalla sfera dionisiaca, di cui il Centauro è emblema, a quella razionale (Fig. 8).

L'olivo viene accostato ad Atena anche in un altro episodio, quello in cui la dea insegna a Cecrope, il primo mitico re di Atene, la scienza della coltivazione della pianta: di questo tema si trovano però rare rappresentazioni, una è quella di Pietro da Cortona scelta per affrescare una delle lunette di Palazzo Pitti a Firenze.

Oltre che in episodi tratti dal mondo mitologico e da quello ebraico-cristiano, il ramoscello d'olivo si ritrova ad accompagnare anche alcuni dei momenti salienti della vita dell' uomo, come il matrimonio. Nella tela di Paolo Veronese diversi dettagli, densi di significati simbolici, amplificano l'importanza della celebrazione; all'unione dei due sposi fa eco una serie di elementi che acquisiscono un valore ben preciso: la corona di mirto, con la quale la sposa sta per essere incoronata, allude all'amore eterno e alla fedeltà, come anche il cane che assiste attentamente all'evento che si sta celebrando; il gioco di braccia che il pittore crea, mette in risalto il ramo d'olivo che i due sposi tengono delicatamente in mano, ancora simbolo di pace e di concordia.

Le figure viste dal basso in alto, la luce proveniente da sotto in su, l'audace scorcio e la ricchezza cromatica e decorativa, sono alcune delle note stilistiche proprie del grande pittore veneto in questa seconda metà del Cinquecento (Fig. 9).

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Fig. 5: Giotto, Predica di San Francesco agli uccelli, 1296-1300, Assisi, Basilica Superiore di S. Francesco.
Fig. 6: Sandro Botticelli, L'orazione nell'orto, 1499, Granada, Museo de la Capilla Real.
Fig. 7: Sandro Botticelli, Natività Mistica, 1501, Londra, National Gallery.
Fig. 8: Sandro Botticelli, Pallade e il centauro, 1485 c.a., Firenze, Uffizi.

Dagli studi fatti per rilevare la frequenza delle rappresentazioni dell'olio e dell'olivo nel periodo medievale, è emerso come questi siano assenti nei cicli dei mesi che vediamo scolpiti in molte delle nostre cattedrali italiane: solitamente in queste serie il mese viene rappresentato attraverso il lavoro dell'uomo, ad esempio settembre con uno o più uomini nell'atto di vendemmiare. Il mese di novembre però non viene raffigurato con la raccolta o la lavorazione delle olive, ma solitamente si predilige ricreare il momento della semina o dell'aratura . A questa assenza si contrappone però l'alta frequenza di riferimenti all'olio di oliva che ci sono nei Taccuina Sanitatis, piccole enciclopedie di medicina del periodo medievale, dove si sottolinea il suo valore nutritivo e il fatto che esso riesca a facilitare la digestione.

Comunque per tutto il Medioevo e, come si è visto anche nei secoli successivi, l'olivo rimane sempre legato a precisi significati simbolici e metaforici: in questo senso viene pure rispettivamente utilizzato negli stemmi di illustri casate e in numerosi motti seicenteschi.

Perchè l'olivo sia rappresentato in maniera realistica bisognerà attendere fino all'Ottocento, quando l' attenzione a riprodurre i paesaggi nei loro minimi dettagli e il fatto che essi diventino oggetto autonomo della ricerca pittorica, fa sì che l'olivo diventi una presenza costante del paesaggio italiano e più in generale mediterraneo. Nelle opere di Telemaco Signorini e Giovanni Fattori, due dei principali esponenti del movimento macchiaiolo, è ben evidente questa nuova tendenza (Figg. 10-11).

In Olivi sulla marina la veduta rappresentata non ha più nulla di idealizzato: la vegetazione incontaminata, la terra riarsa, il mare sullo sfondo, evocano quello stesso mondo reale e concreto che Fattori ci propone in molte altre sue opere, quello a cui appartengono i suoi contadini, i suoi soldati, i suoi buoi e i suoi cavalli (Fig. 11).

Non si può concludere questo rapido excursus senza fare nemmeno un accenno ai numerosissimi paesaggi dipinti da Van Gogh, alcuni molto noti, che hanno per oggetto cipressi, campi di grano, frutteti, mietiture, giardini, altri forse un po' meno come la serie che il pittore dedicò alla rappresentazione degli ulivi. Van Gogh scrisse in una lettera al fratello Theo che la difficoltà incontrata nel dipingere le foglie dell'olivo, fosse nel ricreare il loro colore, nel riprodurre quell'effetto grigio-argenteo.

Seppur il soggetto di numerose tele rimane sempre lo stesso, i forti contrasti cromatici e la diversa luminosità dei dipinti creano effetti molto diversi: in Olive Grove, oggi al Van Gogh Museum, i tronchi sinuosi e le chiome fiammeggianti non si staccano da un più chiaro e illuminato sottobosco, come avviene in alcune delle altre tele, ma si confondono con esso e il cielo diviene appena percettibile. Queste forme, come quelle spiraliformi della Notte stellata o di Cipressi, sono contraddistinte da toni forti e colori più cupi, ormai decisamente lontane da quelle immerse nei toni più solari e luminosi che contraddistinguono molte delle sue opere precedenti (Fig. 12).

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Fig. 9: Paolo Veronese, Unione felice, 1570 c.a., Londra, National Gallery.
Fig. 10: Telemaco Signorini, Fra gli ulivi a Settignano, 1885, Collezione Privata.
Fig. 11: Giovanni Fattori, Olivi sulla marina, anni '60 dell'Ottocento, Collezione Privata.
Fig. 12: Vincent Van Gogh, Olive Grove, 1889, Amsterdam, Van Gogh Museum.

4. Cfr. A. Marabottini, Iconografia e iconologia dell'olivo, in L'olivo e l'olio in Umbria, Vol. I , Perugia, Electa/Editori Umbri Associati, 1987, p. 15.

5. Ibid., p. 18. 6. Cfr. Bruno Toscano, L'olivicoltura: una componente essenziale del patrimonio e dell'ambiente in Umbria, intervento di apertura dei lavori del Convegno su Meccanizzazione e ristrutturazione dell'olivicoltura (Spoleto, 16 Settembre 1983), in "Umbria Economica", Anno IV, n. 4-1983, Banca Popolare di Spoleto, pp. 11-15.

7. Giardini, orti e labirinti, in I Dizionari dell'Arte, a cura di Lucia Impelluso, Milano, Mondadori Electa, 2005, p. 299.

8. 1469-1470, Firenze, Uffizi.

9. Per approfondimenti in merito cfr. A. Marabottini, op. cit., pp. 12-13.

10. Ibid., pp. 19-21.